Appunti per il Concilio Giovane

APPUNTI PER IL CONCILIO GIOVANE
Inizio Cattedrale di S. Prisco – 19 novembre 2014
Conclusione Basilica di S. Alfonso – 7 dicembre 2015

 

Una Chiesa giovane capace di rinascere dall’alto (cfr. Gv 3,3)

 

  1. Cantiere aperto

La Chiesa è un cantiere sempre aperto, in fieri, dove la confusione è percepita soltanto da chi non è esperto delle cose di Dio.

In questo cantiere, impastato nella vivente Tradizione della Chiesa, si innalzano oggi quattro pilastri con il nome delle quattro Costituzioni del Concilio Vaticano II: Sacrosanctum concilium; Dei Verbum; Lumen gentium; Gaudium et spes.

Sul progetto dell’unico architetto, che è il Signore, siamo chiamati a costruire la Chiesa, ad impiantarla sempre nuovamente nel cuore dell’uomo e nel cuore della città.

Siamo chiamati a costruire la Chiesa, eternamente giovane, perché “quando la giovinezza smette di ardere, tutto il mondo batte i denti” (Bernanos).

Il Concilio Vaticano II, che oggi ci viene riconsegnato, ha ridisegnato il volto di una Chiesa giovane (cfr. LG 4), giovane non per un dato anagrafico ma perché permanentemente abitata dallo Spirito del suo Signore.

Il Concilio Vaticano II è stato ed è un fatto; uno spirito e una spiritualità; un metodo e un modo di dire il Vangelo; un magistero ed una ecclesiologia (cfr. LG 6-7), ed è un cammino di rinnovamento per “rifare l’uomo dal di dentro” (Paolo VI).

Come Chiesa giovane di Nocera Inferiore-Sarno, vogliamo camminare insieme – giovani ed anziani – verso il 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II (8/12/1965 – 8/12/2015) per riappropriarci di quell’evento, – ora di Dio, catechismo e bussola, – per rileggerne la lettera e lo spirito e per riconsegnarlo – come nuova primavera – alla Chiesa tutta.

 

  1. Il cuore: Cristo

Il cuore del Concilio, che è il cuore del rinnovamento ecclesiale, è il mistero di Cristo, cuore del cuore della Chiesa.

Senza Cristo, il Sole, la Chiesa come la luna non ha luce propria e quindi non può risplendere.

Cristo è il cuore della Chiesa, il suo respiro, ed oggi dobbiamo riscoprirlo sempre più come respiro eucaristico, senza il quale la Chiesa non è.

Rinnovarsi, rinascere dall’alto, per la Chiesa vuol dire andare al cuore, ritornare al cenacolo e alla croce, sintonizzarsi con il cuore di Cristo per vivere la spiritualità dell’amore. Questo discorso è per un cuore giovane ed è per i giovani: “Al cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore” (S. Teresa di Liseaux).

È necessario nella pastorale conoscere la cosa importante, cioè il cuore, senza il quale nulla ha fondamento, perché nulla esiste senza l’amore: Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi (cfr. 1Gv 4,16).

Al cuore della Chiesa, mia madre, io scopro e ritrovo il cuore di Cristo, senza il quale nulla è e nulla avviene di nuovo nella storia, nella storia della Chiesa e nella mia storia personale.

Il cuore è Cristo; il cuore ardente è Lui; il cuore appassionato è Lui, mio cuore, il cuore del cuore della Chiesa, senza il quale vita non è, e la Chiesa diventa organizzazione e struttura, incapace di parlare al cuore dell’uomo.

Il cuore dei santi si è sintonizzato, battendo all’unisono, con il cuore del Maestro. È urgente riscoprire questa nuova ed affascinante cardiologia spirituale, che si fa per ognuno di noi ecclesiologia esistenziale.

 

 

 

  1. In compagnia dei santi

In questo cantiere, che è la Chiesa, ci accompagnano i santi e ci lasciamo accompagnare, in modo particolare, da un nostro santo: Sant’Alfonso Maria de Liguori.

Aiutati dalla sua Congregazione, che ne custodisce il carisma, vogliamo riscoprire la tensione spirituale di Alfonso Maria; vogliamo farlo uscire dagli archivi e riconsegnarlo, testimone esemplare, alla nostra Chiesa affinché alla sua scuola sempre attuale, ritrovi i tratti di una missione evangelizzatrice, capace di parlare alla gente raggiungendola nei cortili.

A lui, ad Alfonso Maria, vogliamo chiedere il segreto dello spirito missionario e spirituale, ed anche il metodo per meglio dire e dare, oggi, Gesù Cristo.

Alla luce del mistero di Cristo, aiutati dalla teologia alfonsiana, è urgente rivisitare tutta la nostra pastorale per evitare che l’involucro, invece di valorizzarlo, mortifichi il contenuto.

 

Con l’arte, la letteratura, la musica, la parola chiara, semplice e bella, con i mezzi antichi e nuovi della comunicazione, Alfonso Maria ci insegna, da vero pastore, a dare Gesù alla gente, ai lazzaroni, nei cortili, nelle cappelle serotine, a parlare di Lui con una vita moralmente bella e ad accogliere Maria, o Bella mia Speranza, quale Maestra spirituale.

Nostro compito – e compito urgente di una Chiesa – è trasmettere la fede alle nuove generazioni, prima che essa venga archiviata ed esse vengano buggerate.

Ci è chiesta pazienza e fedeltà, il martirio della pazienza, nel portare avanti, giorno per giorno, accogliendo la manna che il Signore ci dà, il processo di ringiovanimento nella vita quotidiana e di rinnovamento nella nostra Chiesa con una continua conversione del cuore.

 

  1. La meta: la santità

Sant’Alfonso Maria ci invita a ridire la fede, la speranza e la carità.

Bisogna riscoprire l’attenzione all’umano: il natale del Verbo – Quanno nascette Ninno – ci fa riconoscere il dono della vita, oggi bistrattata e non accolta.

È urgente riprendere l’attenzione all’umanità sofferente: Gesù mio con dure funi…, per essere accanto a tutte le croci.

Bisogna riscoprire la presenza eucaristica con la visita al Santissimo Sacramento, sapendo che nei poveri segni Egli rimane con noi.

Ci è chiesto di andare alla scuola di Maria per riscoprire una morale, che non tormenta l’uomo, ma lo aiuta a farsi santo, con una vita buona e bella, capace di dire la Bellezza.

 

Se ci lasceremo toccare il cuore dal senso del Dio vivo e vivente nella sua Chiesa allora avremo, come orizzonte e meta, la santità.

La santità deve essere lo sbocco naturale di ogni percorso pastorale, altrimenti tutte le nostre iniziative sono destinate a fallire.

Ci chiederanno: perché il Concilio per una Chiesa Giovane?

Risponderemo: perché l’unica giovinezza che la Chiesa conosce è la santità. Solo i Santi rendono giovane la Chiesa; e la santità non ha tempo, non ha età, non ha geografia e storia; anzi è in ogni tempo, età, geografia e storia. E per farsi attuale, storia di santità oggi, aspetta semplicemente il mio sì.

Ci chiederanno ancora: ma cosa faceva la Chiesa di Nocera Inferiore-Sano nel tempo del Concilio Giovane?

Risponderemo, e speriamo che ognuno possa rispondere ed essere aiutato a rispondere: la Chiesa di Nocera Inferiore-Sarno, nel tempo del Concilio Giovane, amava.

Sì, amava con cuore libero, missionario, pastorale, ecumenico e giovane.

 

Nocera Inferiore, 16 luglio 2014

 

† Giuseppe, Vescovo